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Premessa
La norma UNI EN 1639 definisce lo strumento dentale a mano "Strumento dentale progettato
e fabbricato per funzionare in risposta al movimento manuale dell'operatore senza nessun'altra
fonte di energia".
In questo breve testo indicheremo, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, un protocollo di
massima per un corretto trattamento degli strumenti dentali a mano con riferimento all'uso
dell'autoclave.
Il trattamento della strumentazione ha certamente l'obiettivo di ottenere una corretta sterilizzazione
dello strumento e di mantenerne la sua sterilità fino al momento dell'utilizzo ma
ha anche l'obiettivo di garantire le caratteristiche meccaniche dello strumento conformi alla
sua destinazione d'uso, obiettivo che intrinsecamente consegue anche un positivo risultato
economico per l'odontoiatra; il mantenimento inalterato delle caratteristiche dello strumento, e
quindi in generale un suo corretto trattamento, ne prolunga infatti anche la sua vita di servizio
rimandando nel tempo un nuovo acquisto.
Il processo di sterilizzazione è quindi una serie di sottoprocessi ognuno dei quali, se non ben eseguito,
potrebbe pregiudicare il raggiungimento ed il mantenimento della sterilità degli strumenti
processati, la loro integrità strutturale ed anche i costi di gestione dello studio odontoiatrico.
Alcuni dei processi sotto indicati sono comuni a quasi tutti i tipi di sistemi di sterilizzazione,
in ogni caso le indicazioni fanno principalmente riferimento al sistema che a tutt'oggi risulta
essere il più usato e conosciuto e cioè il processo di sterilizzazione in autoclave mediante
vapore saturo.
1 Preparazione dell'area di sterilizzazione
Prima di iniziare le operazioni di trattamento dello strumento è necessario approntare un'area
di sterilizzazione, cioè uno spazio dedicato a tutte quelle operazioni indispensabili alla sterilizzazione,
separata da altre zone dello studio dove sia possibile, in tutta libertà e sicurezza, avere a
disposizione tutto il necessario a svolgere le operazioni preparatorie alla sterilizzazione.
Non è necessario approntare un apposita stanza di lavoro ma è opportuno individuare ed
utilizzare una precisa area destinata sempre a quello scopo, l'area dedicata alle operazioni di
decontaminazione di preparazione alla disinfezione e pulizia (disinfezione immediata dopo l'uso
- risciacquo ecc.) dovrà essere separata dall'area dedicata alle successive operazioni.
Questa area di lavoro dovrà avere superfici integre, lisce e facilmente lavabili; dopo le operazioni
eseguite per il reprocessing le superfici dovranno essere lavate e disinfettate come del resto
dovrebbe essere fatto per tutte le superfici ambientali dello studio odontoiatrico che potenzialmente
possono essere entrate in contatto con agenti infettanti.
Per l'allontanamento dal punto d'uso, in particolare se il punto d'uso si trova in un luogo
distante dal luogo di sterilizzazione, si dovrà procedere con le stesse modalità indicate al punto
"Preparazione alla disinfezione e pulizia" e con modalità e dispositivi di protezione individuale
idonei a garantire la protezione dell'operatore.
La strumentazione dovrà essere fissata, ad esempio utilizzando le cassette forate con griglie
bloccanti utilizzate anche per la sterilizzazione, per evitare che gli strumenti si urtino, e quindi
danneggino, durante il trasporto.
I contenitori per il trasporto dovranno essere in materiale antiurto ed avere chiusura di sicurezza
per evitare aperture accidentali e/o perdite di liquidi.
Il contenitore dovrà recare bene in vista il simbolo grafico "Rischio biologico" di contaminazione,
indicare cosa contiene, da dove viene e dove va (Es.
nome ed indirizzo della struttura di
provenienza e di destinazione, numeri di telefono) e dovrà essere maneggiato esclusivamente
da personale formato a tale scopo.
Anche l'apertura del contenitore e prelievo della strumentazione, ed operazioni successive di
trattamento, dovranno essere effettuate esclusivamente da personale formato a tale scopo.
Dopo l'uso il contenitore andrà lavato e disinfettato nei modi e con le stesse attenzioni per la
strumentazione.
2 Decontaminazione
Come noto è di fondamentale importanza, per eseguire una corretta sterilizzazione,
conoscere la carica microbica iniziale di uno strumento da sottoporre a sterilizzazione, generalmente
una carica microbica uguale od inferiore a 10² CFU/100 cm² (CFU = unità formanti
colonie) è compatibile con i processi di sterilizzazione più comuni come la sterilizzazione mediante
vapore saturo, vapore chimico, ossido di etilene ecc..
Purtroppo la pratica della procedura di valutazione della popolazione di microrganismi sul
prodotto (norme di riferimento, UNI EN 1174-1, -2 e -3), la competenza necessaria ed anche
le strutture necessarie al rilevamento del bioburden, molto difficilmente sono compatibili con
l'attività di uno studio odontoiatrico, per questa ragione quando ci si trova nell'impossibilità di
indagare il bioburden iniziale degli strumenti da sottoporre a sterilizzazione, è di fondamentale
importanza la considerazione che il processo di sterilizzazione inizia, virtualmente, dal momento
della decontaminazione; solo il rigoroso rispetto delle fasi precedenti alla sterilizzazione garantisce
infatti una carica microbica iniziale bassa e, in relazione ad essa, la probabilità di uccidere
tutti i microrganismi presenti aumenta significativamente, rimane comunque indispensabile
eseguire la convalida, e quindi verifica, della sterilizzazione.
D'altro canto anche una "dichiarazione del bioburden" fornita da parte del fabbricante sarebbe
una indicazione del tutto inutile, per quanto infatti gli imballaggi siano concepiti per mantenere
un livello di pulizia accettabile gli strumenti riutilizzabili sono immessi sul mercato in confezioni
non necessariamente sigillate; questi sono poi soggetti a ripetuti maneggiamenti durante i trasferimenti
fra fabbricante e grossista fra grossista e deposito o studio odontoiatrico, possono essere
soggetti a più visionamenti da parte di operatori commerciali o sanitari e quindi anche soggetti a diversi cambiamenti delle condizioni ambientali del loro temporaneo immagazzinamento.
La decontaminazione è una operazione che comprende quattro processi e più precisamente: la
Preparazione alla disinfezione e pulizia, la Pulizia, la Disinfezione e l'Asciugatura:
Preparazione alla disinfezione e pulizia: Immediatamente dopo l'uso sul paziente gli strumenti
riutilizzabili devono essere disinfettati ponendoli in soluzioni di riconosciuta efficacia anche
sull'HIV per abbattere il rischio infettivo del personale, bisogna quindi evitare di far "seccare" i
residui di lavorazione sulla strumentazione per non compromettere l'efficacia della disinfezione
e sterilizzazione e per evitare fenomeni corrosivi sullo strumento, si ricorda che molti prodotti
da odontoiatria d'uso sul paziente hanno effetti corrosivi e sarebbe opportuno eliminarli il prima
possibile dallo strumento.
Gli strumenti smontabili, o comunque articolati, andranno aperti in maniera che il disinfettante
possa andare in contatto con tutte le loro parti.
Per evitare il fissaggio di proteine i prodotti per la pre-disinfezione devono essere una combinazione
fra disinfettante e detergente, in nessun caso il liquido dovrà essere ad esempio una
soluzione fisiologica di cloruro di sodio perché il contatto, anche relativamente lungo, con gli
strumenti porta a fenomeni corrosivi e formazione di ruggine.
Evitare in ogni caso tempi lunghi (una notte, un fine settimana.).
Le soluzioni detergenti/disinfettanti vanno rinnovate quotidianamente perché l'uso prolungato
di queste soluzioni può comportare il rischio di corrosione a causa dello sporco presente nella
soluzione o per un aumento di concentrazione della soluzione provocato dall'evaporazione
dell'acqua, inoltre lo stesso potere disinfettante potrebbe sensibilmente diminuire fino a divenire
inefficace.
A riguardo della sicurezza dell'operatore va ricordato che l'immersione immediata degli strumenti,
dopo l'uso sul paziente, nel disinfettante è un intervento di efficacia limitata per cui, come
già accennato, è opportuno che anche in questa fase l'operatore operi in condizioni di protezione
indossando appunto idonei dispositivi di protezione individuale.
Pulizia: Dopo aver rimosso gli strumenti dalle soluzioni detergenti/disinfettanti, questi vanno
abbondantemente sciacquati con acqua corrente, per la rimozione di eventuali residui resistenti
si dovrà spazzolare lo strumento, NON con spazzolini o spugne di metallo poiché queste danneggiano
lo strumento, preferibilmente con spazzolini o spugnette a base di nylon; gli spazzolini
e/o spugnette che si intenderanno riutilizzare andrebbero anch'essi, successivamente all'uso,
lavati, disinfettati e sterilizzati.
Per il lavaggio degli strumenti satinati (anche vassoi ecc.) si dovrà avere l'accortezza di eseguire
movimenti che seguano il senso della satinatura.
In tutti i casi da evitare detergenti abrasivi ed una eccessiva pressione manuale, allo stesso
tempo si dovrà fare molta attenzione a non urtare o far cadere gli strumenti; è opportuno
l'impiego di detergenti, preferibilmente di natura enzimatica, non corrosivi.
Per evitare infine la possibilità di macchie d'acqua sarebbe opportuno effettuare l'ultimo risciacquo
con acqua demineralizzata eseguendo, immediatamente dopo, l'asciugatura.
La pulizia in ultrasuoni risulta particolarmente efficace nella eliminazione di sporco di difficile
rimozione tuttavia richiede un'attenzione particolare affinché gli strumenti non siano posti uno
contro l'altro, che i cestelli non siano sovraccaricati e soprattutto si deve evitare di inserire
strumenti particolarmente delicati, come ad esempio gli specchietti per bocca, che verrebbero
sicuramente danneggiati.
Il processo di pulizia può essere effettuato anche con macchina lavatrice o meglio con termo
disinfettore, in questo caso i detergenti/disinfettanti dovranno essere privi di schiuma; esiste
poi un prodotto (chiamato latte lubrificante) che svolge contemporaneamente la funzione di
lubrificante ed antiossidante.
I trattamenti con i termodisinfettori possono essere di tipo termico o chimico-termico, potendo
scegliere è preferibile il trattamento termico.
I programmi di lavaggio dovranno comprendere il ciclo di prelavaggio, senza impiego di detergenti
o disinfettanti, il ciclo di pulizia (temperatura compresa fra 40 e 60°C), il primo lavaggio,
con impiego di soluzioni, il secondo lavaggio con sola acqua, la disinfezione termica (temperatura
compresa fra 80 e 90°C) con risciacquo finale con acqua possibilmente demineralizzata
e quindi l'asciugatura.
Per non rendere poi inefficace il trattamento la macchina dovrà essere caricata in maniera corretta
cioè senza sovraccarichi di strumentazione e senza uso di supporti estranei a quelli forniti
in dotazione alla macchina stessa.
Gli strumenti andranno caricati tenendo conto della loro forma e non andranno forzati, quelli
articolati dovranno essere inseriti aperti mentre gli strumenti delicati (es.
sonde, curettes ecc.)
andranno fissati in appositi supporti per evitare colpiture.
Statisticamente il processo a tutt'oggi maggiormente utilizzato risulta comunque essere il
lavaggio manuale tuttavia anche se questi risulta ancora oggi quello maggiormente utilizzato
il trattamento automatico dello strumentario rappresenta una premessa imprescindibile per la
qualità del risultato in termini di sicurezza.
Le stesse norme in materia obbligano a lavare e disinfettare gli strumenti secondo procedure
convalidate e documentabili e solo i trattamenti automatici, in apposite macchine speciali,
possono garantire la piena soddisfazione di questi requisiti.
Le stesse raccomandazioni di autorevoli istituti di ricerca quali ad esempio l'istituto Robert Koch di
Berlino elencano tra i requisiti in termini di igiene, anche la necessità di trattare lo strumentario
a macchina piuttosto che a mano.
Nelle apposite macchine gli strumenti vengono lavati, disinfettati e asciugati in un sistema
chiuso e solo con questo procedimento si soddisfano i requisiti fondamentali che il trattamento degli strumenti deve rispettare in ambito odontoiatrico, ovvero sicurezza, convenienza e
documentabilità.
Disinfezione ed asciugatura: Dopo aver asciugato gli strumenti questi vanno immersi in una
soluzione disinfettante (ovviamente diversa da quella utilizzata per l'immersione immediatamente
dopo l'uso sul paziente) da mantenersi rinnovata, e successivamente, cioè dopo aver
atteso i tempi necessari al raggiungimento della disinfezione, vanno risciacquati con acqua
demineralizzata, decontaminata, ed asciugati subito dopo.
L'asciugatura deve essere effettuata in modo molto accurato utilizzando dove possibile il calore
o materiali per asciugatura non contaminati, è possibile l'asciugatura con aria compressa purché
questa sia filtrata.
La perfezione dell'asciugatura è di fondamentale importanza per non compromettere la corretta
ed indispensabile esposizione degli strumenti all'agente sterilizzante.
Relativamente alle sostanze disinfettanti anche in questo caso valgono le raccomandazioni
indicate al punto "Decontaminazione".
3 Ispezione, Manutenzione e Test
Tutti gli strumenti devono essere ispezionati accuratamente ed esclusi immediatamente dal
servizio se si ha anche il solo dubbio che abbiano alterate le loro caratteristiche originali e devono
risultare perfettamente puliti in maniera macroscopica.
Gli strumenti articolati (portaghi, pinze da estrazione, pinze emostatiche, forbici ecc.ecc.)
devono essere lubrificati nelle loro articolazioni con prodotti sterilizzabili (Es.
olio di paraffina
previsto dalla Farmacopea Europea o latte lubrificante); l'impiego di questo prodotto ha lo scopo
di prevenire le corrosioni provocate dall'attrito esercitato nelle articolazioni.
I lubrificanti devono essere biocompatibili ed idonei alla permeabilità del vapore; sarebbe opportuno
non utilizzare sostanze contenenti silicone in quanto potrebbero ostacolare la scorrevolezza
negli strumenti e compromettere l'azione di sterilizzazione a vapore.
Devono poi essere effettuati dei test per verificare il corretto funzionamento e questi possono
essere più o meno semplici come verificare l'apertura e chiusura a ripetizione dei portaghi.
4 Packaging
Lo scopo del confezionamento è quello di mantenere lo strumento sterile fino al momento del
suo utilizzo, cioè fino all'apertura della confezione.
Il materiale deve permettere una corretta rimozione dell'aria e permettere a sua volta la penetrazione
dell'agente sterilizzante che andrà a contatto con la superficie dello strumento.
Esistono diversi tipi di materiali da confezionamento di cui indubbiamente il più comune è
l'accoppiato carta-con film laminato di poliestere/polipropilene, non delaminabile, sotto forma
di buste, buste autosigillanti e rotoli.
Altri tipi possono essere i fogli in carta "medical grade", accoppiati Tyvek poliestere (buste o
rotoli solo per ETO e Gas Plasma), TNT od anche container (in acciaio, alluminio o particolari
materiali plastici) dotati di guarnizione e filtri (sia in carta sia in tessuto) ma ciò che più conta
è che una confezione deve comunque essere impermeabile a batteri ed umidità, resistente a
sufficienza da non rompersi durante le manovre di confezionamento, sterilizzazione e stoccaggio
e quindi risultare sicura, pratica ed economica caratteristiche ben assolte dall'accoppiato carta +
laminato di poliestere/polipropilene.
Fatta eccezione per le autoclavi passanti, cioè quelle autoclavi utilizzate nelle sale operatorie
dove dalla sub-sterilizzazione si va direttamente alla sala operatoria, con le quali si esegue la
sterilizzazione lampo (134°C per 4 minuti) gli strumenti devono essere imbustati, impacchettati
o comunque posti in appositi contenitori per il mantenimento della sterilizzazione.
E' da sottolineare che la Flash sterilization (sterilizzazione lampo) sarebbe da limitare a situazioni
di emergenza o comunque, ammesso che ciò sia conveniente, per sterilizzare strumenti
destinati solo ed esclusivamente ad uno stesso paziente durante il medesimo intervento.
Come abbiamo detto il materiale da confezionamento più utilizzato sono le buste e rotoli in
accoppiato carta-materiali plastici è per questo opportuno ricordare che dentro ad essi non vengano
inseriti troppi strumenti per poter lasciare spazio a sufficienza fra di essi cosi da permettere
un corretto passaggio dell'agente sterilizzante.
E' sicuramente utile che su buste e rotoli si esegua una doppia saldatura di chiusura per maggior
sicurezza tuttavia è da evidenziare che il doppio confezionamento (doppia busta) non prolunga
ulteriormente, contrariamente a quanto pensato, i tempi di mantenimento della sterilità e quindi
i tempi di stoccaggio.
5 Sterilizzazione
Come abbiamo già indicato, a tutt'oggi il sistema di sterilizzazione più utilizzato è l'autoclave
a vapore saturo ed è quindi in riferimento a questo che andremo a vedere le operazioni da
svolgere.
Il principio di questo sistema di sterilizzazione si basa sul rapporto fra temperatura, pressione
e volume, la temperatura ha lo scopo di sterilizzare, il vapore saturo distribuisce il calore in
maniera uniforme sullo strumento (per lo scambio termico) e la pressione serve ad aumentare
il calore latente di evaporazione dell'acqua.
Il vapore infatti entrando in contatto con lo strumento, che si trova a temperatura inferiore, cede
ad esso il suo calore creando una condensa su di esso aumentandone contemporaneamente la
temperatura.
Il fenomeno di condensazione, e quindi di trasmissione della temperatura, agisce sui microrganismi
in maniera letale.
Lo scambio termico continua progressivamente fino a che temperatura dello strumento e temperatura
del vapore raggiungono un equilibrio, a quel punto cessa la formazione di condensa.
Altri fattori, come ad esempio l'espulsione dell'aria dalla camera, non fanno parte di per se
del processo fisico di sterilizzazione mediante vapore saturo, aiutano tuttavia a diminuire
sensibilmente il rischio di ombre di sterilizzazione provocate da sacche d'aria e favoriscono la
sterilizzazione di strumenti cavi.
I cicli di sterilizzazione generalmente raccomandati con le autoclavi (esempio relativo ad autoclave
a vapore saturo con vuoto frazionato) sono con temperature di 134°C, con un tempo di
esposizione di 7 minuti e pressione di 2,1 bar e 121°C, con tempo di esposizione di 15 minuti
e pressione di 1,1 bar (Medical Device Agency - 1997); i tempi di esposizione si riferiscono con
macchina a regime ovvero con valori di temperature e pressione già raggiunti.
E' invece da sottolineare particolarmente l'importanza del ciclo di asciugatura per gli strumenti
imbustati, questa infatti, se non perfettamente eseguita potrebbe compromettere non solo
l'integrità dello strumento innescando fenomeni corrosivi, ma anche il mantenimento stesso
della sterilità in quanto l'acqua, o piccolissime parti di essa, potrebbe dar luogo alla formazione
di batteri, questo subdolo fenomeno potrebbe quindi porre il medico in condizione di trasmettere
eventuali infezioni al paziente.
Controlli di processo: Per verificare il corretto processo di sterilizzazione è naturalmente
necessario effettuare dei controlli.
La verifica del corretto funzionamento del processo di sterilizzazione può essere effettuato
mediante la verifica dei parametri fisici, chimici e biologici.
Il controllo dei parametri fisici è possibile effettuarlo mediante la strumentazione dell'autoclave
cioè attraverso gli indicatori di pressione, temperatura, tempo ecc.
, è auspicabile che l'autoclave
sia sottoposta a periodica taratura presso un laboratorio abilitato.
Il controllo dei parametri chimici viene effettuato mediante indicatori che potremmo suddividere
in "Indicatori di processo" (Es.
gli indicatori in inchiostro apposti sulle buste o rotoli) che reagiscono
semplicemente all'esposizione della temperatura senza fornire indicazione sulla più o
meno completezza od efficacia del ciclo di sterilizzazione e che in pratica consentono solamente
di distinguere buste già sterilizzate da buste ancora da sterilizzare; vi sono poi gli "Integratori
di processo", solitamente utilizzati per la sterilizzazione di parti impiantabili, che indicano
ad esempio anche se il vapore è passato all'interno della confezione; vi sono in ultimo degli
"Indicatori multiparametro", utilizzati anch'essi piuttosto di rado, come i precedenti integratori,
sono fabbricati per reagire con più parametri di criticità del processo.
Il controllo dei valori biologici è ritenuto il controllo maggiormente diffuso per valutare l'efficacia
del processo.
Questi test integrano oltre ai fattori tempo/temperatura, fattori che influenzano la disattivazione
biologica; in questo caso vengono utilizzati dei campioni standardizzati (secondo le norme serie
UNI EN 866 dalla parte -1 alla parte 8) di microrganismi in forma di spora.
La norma UNI EN 556-1:2002 indica che la prova che un dispositivo medico è sterile proviene
dalla convalida iniziale del processo di sterilizzazione e le successive riconvalide che dimostrano
l'accettabilità del processo e le informazioni raccolte durante il controllo e i monitoraggi sistematici
che dimostrano che il processo convalidato è stato eseguito nella pratica.
La norma indica anche che il conseguimento della sterilità è predetto dal livello di carica microbiologica
sui prodotti, dalla resistenza dei microrganismi comprendenti tale carica microbiologica
e dall'estensione del trattamento imposto durante la sterilizzazione.
6 Stoccaggio
Per non compromettere la barriera antimicrobica rappresentata dalla confezione, questa dovrà
essere stoccata in luoghi privi di polvere, umidità od anche aria contaminata e comunque prima
di stoccare i dispositivi ci si dovrà ben accertare che non siano presenti accidentali aperture
(buchi, strappi ecc.) nella confezione, operazione in vero da compiere anche prima dell'utilizzo
dello strumento sul paziente.
La strumentazione dovrà quindi essere conservata in un'apposita area, rappresentata da un
ambiente ben chiuso e pulito (ad esempio un armadio facilmente pulibile riservato solo agli
strumenti da stoccare) con temperatura compresa fra i 18 e 22° e con umidità relativa
compresa fra il 35 ed il 50%.
La non corretta conservazione degli strumenti non compromette solo il mantenimento della
sterilità ma compromette anche lo strumento stesso in quanto la condensa provocata da sbalzi
termici, agenti esterni od altro potrebbe attivare un processo corrosivo sullo strumento.
Durata della sterilità: Il tempo di mantenimento della sterilità è certamente condizionato anche
dalle modalità di movimentazione e di immagazzinamento delle confezioni ma il condizionamento
maggiore è dato proprio dal materiale utilizzato per il confezionamento.
Facendo alcuni esempi vediamo che le confezioni eseguite in:
- Carta-poliestere/polipropilene possono mantenere una durata della sterilità valutabile in 60gg
se mantenuti in un armadio chiuso;
- Accoppiato Tyvek/poliestere, secondo quanto indicato dai fabbricanti, addirittura 2 anni;
- Carta Medical Grade e TNT 25/30gg;
- Container con guarnizione e filtro 25/30gg.
Per ragioni precauzionali sarebbe opportuno non superare mai i trenta giorni di stoccaggio
tuttavia questo tempo sarebbe opportuno ridurlo al minimo necessario anche per ragioni
economiche.
Se si ipotizza infatti l'uso di uno strumento ogni soli 30 od addirittura 60 giorni, questo significherebbe
non solo il dover avere a disposizione una elevata quantità di strumenti ma che questi
verrebbe comunque scarsamente utilizzato divenendo così poco produttivo e di conseguenza, a
causa della sua scarsa produttività, aumenterebbe l'ammortizzamento dei costi.
E' poi da mettere in evidenza che al momento della sterilizzazione degli strumenti il dentista
diviene in un certo senso egli stesso un "fabbricante di dispositivi medici forniti sterili" e
deve quindi egli stesso redigere delle procedure ed effettuare delle prove di convalida anche
relativamente alle modalità di conservazione degli strumenti, deve dare cioè evidenza che le
sue modalità (metodi, materiale, attrezzature ed ambiente) di conservazione mantengono
oggettivamente lo strumento sterile fino al suo utilizzo.
7 Note sugli strumenti plastici
Gli strumenti fabbricati per intero o contenenti alcune parti in materiale plastico sono notoriamente
termosensibili e quindi da sterilizzare a freddo o con sistemi che permettono l'impiego
di basse temperature (Es. ossido di etilene, Gas Plasma, ozono), questi materiali hanno però
caratteristiche e resistenze ben diverse; vediamo un esempio riferito a due dei materiali "limite"
che possono essere sterilizzatati in autoclave.
PTFE
Il PTFE (Politetrafluoroetilene) è forse meglio conosciuto con il nome commerciale ad esempio
di Teflon, Fluon, Algoflon, Hostaflon ecc.
prodotti commerciali ai quali vengono per altro aggiunti
alcuni componenti stabilizzanti e fluidificanti per permetterne migliori possibilità applicative come
ad esempio il rivestimento delle padelle antiaderenti da cucina; il PTFE sopporta temperature
superiori ai 200° ed è peraltro molto resistente agli agenti chimici.
I dispositivi, o parti di esso, realizzati con questo materiale resistono quindi ai termodisinfettori
più potenti, che hanno cicli di disinfezione che raggiungono i 95° e cicli di essiccazione che
possono raggiungere i 115°, ed ai cicli più severi dell'autoclave, autoclave che, se correttamente
tarata e regolarmente controllata, non dovrebbe raggiungere temperature superiori ai 136°.
Policarbonato
Un materiale spesso utilizzato in odontoiatria è il policarbonato; lo si trova ad esempio quale
materiale di costruzione per alcuni tipi di porta impronta od ancora con spessori inferiori, sotto
forma di bottone quale utilissimo sistema di codifica della misura applicato sulle porta impronta
in acciaio.
Questo tipo di materiale deve essere trattato con attenzione poiché è un materiale che resiste
al calore fino ad un massimo di 140°, perciò si deve essere sicuri di avere una temperatura
dell'autoclave realmente sotto controllo, principio questo che vale in realtà per qualsiasi strumento
fabbricato in qualsiasi materiale, e soprattutto evitare su di esso l'utilizzo di solventi,
anche naturali, od altre sostanze chimiche aggressive per la pulizia o per la disinfezione; in ogni
caso qualsiasi sostanza si utilizzi deve essere accuratamente risciacquata da ogni parte della sua
superficie visibile ed eventuale interfaccia di contatto od accoppiamento con altri materiali.